Dal "punto zero" verso un turismo sostenibile che crei valore aggiunto rispettando città e residenti

Analisi
Vedere Venezia in questi giorni di lock down senza migliaia di turisti che intasano calli, campi e rive infonde un senso di serenità, la sensazione che la città sia tornata ad essere dei veneziani ma sappiamo tutti che Venezia senza turismo non può sopravvivere e questo impone una riflessione importante e nello stesso tempo molto urgente su quale turismo vogliamo a Venezia.
Ripartire da un “punto zero” come quello di oggi è sicuramente difficile ma allo stesso tempo può offrire l’occasione per ripensare il turismo a Venezia portando sostenibilità e valore aggiunto per il comparto ricettivo e per l’indotto.
Quel valore aggiunto che da cinque anni è totalmente scomparso e lo hanno testimoniato negli ultimi mesi i molti episodi di dumping economico che hanno coinvolto ricettività ed indotto.
Il periodo post Covid 19
Il lungo lock down ha creato enormi danni in tutti i comparti produttivi ed economici ma il turismo è sicuramente il comparto che paga il prezzo più alto e le previsioni, a nostro modo di vedere realistiche, parlano di almeno un anno per poter arrivare a ricuperare il 50% di quello che si è perso.
Venezia, intesa come comune, oggi ha un’offerta turistica in termini di ricettività alberghiera e indotto sproporzionata rispetto alla reale domanda dei prossimi dodici mesi, basti pensare che i posti letto turistici hanno raggiunto il numero dei residenti, quindi ripensare al modello turistico di Venezia è adesso imprescindibile.
Questo “punto zero” deve essere l’occasione per pensare ad un turismo sostenibile, un’offerta turistica  che sia contemporaneamente emozionale e culturale, un’offerta turistica gestita e non subita perché la gestione, da sempre, consente un controllo delle presenze e, soprattutto, più valore aggiunto per chi opera nel comparto.


La monocultura turistica e le sue prospettive
Perseverare con questa gestione dei flussi turistici, come dicono chiaramente le proiezioni, comporterebbe la morte di Venezia, delle isole maggiori della laguna e di Mestre, l’annientamento della residenzialità perché è vero che uno dei problemi è l’impossibilità di trovare case a prezzi accettabili ma un altro dei grandi problemi è l’esasperazione di molti, mestrini e veneziani, costretti ad abbandonare le loro città di fronte all’invasione che ha tolto loro servizi, negozi di vicinato, spazi sociali e anche una parte della loro identità.
Una monocultura che ha fatto scomparire molte attività commerciali e artigianali, sostituite da esercizi asserviti completamente ad un turismo mordi e fuggi che in laguna lascia pochi spiccioli e fa danni milionari dei quali stranamente non si parla mai, una tendenza distruttiva che sta di fatto annullando la residenzialità e c’è chi in modo ipocrita ha recentemente affermato che Venezia si spopola perché non ci sono case, raccontando solo metà della storia perché l’altra metà dice che finché è il comune, e in questo caso parliamo della giunta Brugnaro, ad incentivare questo scempio chi deve affittare gli immobili è abbastanza normale che si rivolga al mercato turistico che consente ottimi guadagni e non impone vincoli di tempo nelle affittanze.
Questo ha creato addirittura un comparto della ricettività turistica parallelo sommerso, con oltre 6300 posti letto, che non paga tasse, non ha obblighi di adeguarsi a normative e danneggia in modo grave e continuativo chi invece nella ricettività turistica opera onestamente.
Lo sforzo per debellare il sommerso è discontinuo e mal gestito, pensate che per snidare i furbetti della ricettività abusiva la giunta Brugnaro ha messo in piedi una task force composta da tre persone e neppure a tempo pieno, chiunque sappia fare i conti ha capito benissimo che non c’è la volontà istituzionale da parte di un comune asservito alla trazione turistica di cambiare le cose.


Il destino di Venezia
Chi ha seguito la progressiva ed inesorabile trasformazione di Venezia in quello che molti hanno definito “il quartiere turistico della terraferma” non ha potuto non notare l’impressionante accelerazione impressa negli ultimi cinque anni ed il degrado che ne è conseguito.
Lasciare a Ca’ Farsetti questo sindaco equivarrebbe a fare in modo che il triste destino di Venezia si compia definitivamente affondando la sua storia millenaria e la sua bellezza ma, cosa ben più tragica, privando la città della sua connotazione di civitas ovvero del suo tessuto sociale e con i residenti verrebbero meno tutte quelle attività, e quei servizi, asserviti ai residenti, completando così la conversione a “quartiere turistico” e mettendo così fine alla Venezia che conosciamo entro breve tempo.


Il destino di Mestre
Se il destino di Venezia è infausto quello di Mestre lo è ancora di più, una città destinata a diventare un comodo dormitorio ben servito, riferito ovviamente ai turisti, da mezzi pubblici pronti a trasportare orde a Venezia e se qualcuno pensa che i recenti disservizi nel comparto trasporti pubblici, bus pieni e che saltano, senza neppure rallentare, le fermate, siano il massimo del disservizio possibile si renderà invece conto che, compiuta la trasformazione, sono solo la punta dell’iceberg.
Assisteremo impotenti, come a Venezia, alla scomparsa di tutte le attività commerciali che non siano compatibili con il turismo di massa e ad una drastica riduzione delle attività artigianali che andrà di pari passo con il calo dei residenti che oggi già vanta cifre superiori a quelle di Venezia, quindi se la prospettiva in laguna è quella di una Venezia senza i veneziani in terraferma dovremo abituarci ad una Mestre priva della sua identità e senza i mestrini.


Le soluzioni
La grande maggioranza del turismo è, per definizione dello stesso sindaco Brugnaro, che però lo accoglie a braccia aperte, un turismo straccione, un turismo che a Venezia non porta nulla in termini economici e che a Mestre porta ancora meno, dormendo in ostelli low cost e mangiando il cibo dei take away per poi, in molti casi, seminare spazzatura in tutta la città, quella spazzatura la cui raccolta pagata interamente dai cittadini del comune di Venezia.
È impensabile puntare solo su presidio e repressione per riqualificare il turismo e Noi per Venezia è fermamente convinta dell’utilità di un piano di “demarketing territoriale” che tolga “ossigeno” al turismo “low profile” partendo dagli esercizi commerciali che vendono paccottiglia e dai take away per i quali proponiamo una moratoria di almeno 36 mesi.
Si dovrà imporre una moratoria anche per l’apertura di struttura alberghiere, e ricettive in genere, anche questa di almeno 36 mesi, mentre sul fronte ricettività abusiva si dovrà agire in modo rigoroso con sanzioni e strumenti adeguati, primo fra tutti l’instaurazione di un tavolo permanente con le forze dell’ordine per coordinare un’azione efficace di contrasto all’abusivismo.
Nella moratoria della ricettività dovranno rientrare strutture alberghiere convenzionali, B&B, con particolare riferimento ad AirBnB, che in città vanta una presenza abnorme e non proporzionata alla prospettiva di un turismo sostenibile, appartamenti e affittanze private.
Contemporaneamente ai veti vanno sostenuti i soggetti di ricettività e indotto regolari con fondi ed iniziative che mirino alla proposta di un pacchetto che non sia solo ricettività pura ma che proponga, magari attraverso forme di co-marketing, l’interazione con i poli culturali della città.
Progetti concreti per alleggerire la pressione sull’area Marciana, su Rialto e nelle altre parti congestionate della città che non siano quelli ridicoli messi in campo da questa amministrazione, tornelli in testa che adesso giacciono ad arrugginire nei magazzini comunali.
Per poter conseguire questo obiettivo è assolutamente necessario coinvolgere tutti gli attori del comparto turistico da chi fa ricettività alle guide turistiche, dai ristoratori ai poli culturali privati che diventerebbero tutti parte di un vero progetto inclusivo per migliorare la sostenibilità del comparto turistico, un comparto essenziale per Venezia.
Occorrono progetti attuabili per il decoro urbano con un maggior dispiego di forze del personale della  Polizia Locale che nelle aree più critiche potranno essere affiancati da stewards previamente addestrati e non mandati allo sbaraglio come adesso.
La presenza delle forze dell’ordine garantisce quel presidio che nelle aree critiche si traduce anche in deterrenza ed in maggiore efficienza in caso di necessità.
Occorre mettere mano ad un regolamento comunale sul decoro obsoleto, inefficace e in alcuni punti assolutamente contraddittorio quasi al limite del ridicolo.
In sintesi occorre riprogettare il turismo per una Venezia del futuro che sia sostenibile, un turismo che possa creare nuovo valore aggiunto nel rispetto della città e dei suoi residenti.

Noi per Venezia

CF 94098100277

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